Giugno, una regata
E venne giugno
col suo caldo, i suoi colori, i suoi odori
e Mario di nuovo ci portò,
dal Marina di
Stabia, a Marina di Camerota, e giù fino a Scario.
Organizzò la regata al meglio, fornendoci la termica giusta,
e le barche filarono schiumeggiando verso sud.
Ci privò della compagnia della luna, ma infinite stelle e mondi sconosciuti
vagavano per
il cielo.
Non è solo una regata, è un modo, anche se breve, di viaggiare.
La partenza adrenalica e gioiosa,
l'euforia di una notte d'estate passata sul mare,
con le azzurre luci che vagano per il cielo
e il desiderio di non scendere mai dalla barca
e di non
vedere mai spuntare l'alba del disincanto.
Non è il viaggiare degli altri,
dove tutto è uguale, risaputo, ripetuto, rumoroso.
Abbiamo visto Capri in una nuova dimensione,
il sole al tramonto l'accendeva di rosso porpora,
e lì, dove il sole svaniva, un azzurro tenue, la quiete,
il lieve mormorio del vento e dell'acqua, la luminosa chiarezza della natura
hanno
lasciato nelle menti e nei corpi, quanto Dante
consigliava per non impazzire: "State contenti, umana gente".
E allora, abbandonando i crucci quotidiani,
ci siamo consegnati all'oblio che fa vivere,
ci siamo
fatti scivolare tutto addosso e ci siamo ubriacati d'aria,
di luce, di sole e del silenzio che solo la vela sa offrire.
All'arrivo, li ho visti tutti persi in un bagno di benessere, con quel sorriso
che solo l'esser contenti può dare.
Per quelli che non hanno partecipato e che ora sanno, Mario e Giovanna
(speriamo che nun stann' sfasteriate, troppi impicci) vi aspettano l'anno
prossimo:
una giornata tanto bella viene poche volte nella vita
e non la si
può perdere.
'On
Miche'
E' arrivata
l'estate
La primavera ormai è passata e l'estate, con le sue
giornate calde e talvolta afose, è arrivata,
il suo saluto è scivolato sulle acque del porto di Camerota, calmo, colorato qua
e là da qualche macchia di carburante.
I vecchi velieri di un tempo lontano, odorosi di catrame,
hanno lasciato il posto a barche di ogni specie
che se ne stanno pigre nel sole mattutino a dondolare.
Barche dalle forme e dalle lunghezze diverse,
belle, brutte, tozze, slanciate, anonime, costose, povere, eleganti, mal ridotte, raffinate,
alcune come ville a mare, con cucina dotata di forno, frigo, lavatrice,
lavastoviglie,
con bagni a poppa e a prua, altre dei monolocali francescani, quasi privi di
tutto,
ma ricche dell'amore che il proprietario ha per loro.
Sono le barche che la passione e "'a capa tosta" di Mario ha portato in questo favoloso Cilento.
Luoghi sconosciuti a i più, ma che per bellezza non hanno nulla da invidiare a
Capri e Positano.
Ho incontrato, appena albeggiava, sui pontili del marina di
Camerota,
capitan Vinaccia, dal viso rubizzo, come di chi di buon mattino ha preferito, al
solito caffè, un doppio whisky. Si aggirava con aria smarrita sulla banchina del
tutto deserta,
la barba incolta, a capo scoperto, in tenuta da diportista.
L'ho chiamato - "Uè Totò" - S'è voltato di scatto e, vedendomi,
ha tralasciato di continuare le sue contemplazioni e mi è venuto incontro,
sempre affettuoso e sorridente.
In quel sorriso, m'ha voluto dire tutto, tutta la sua gioia per trovarsi
qui, e non si creda che egli non ami i lunghi discorsi, anzi li ama fin troppo,
di solito mi fa "'na capa tanta", ma stamattina era proprio di buon umore e,
tanta la sua gioia, che non aveva parole e, s'è limitato a dire "è arrivata
l'estate":
voleva dirmi che la vita continua, ed è bello vivere.
Siamo usciti in barca, al di là della distesa delle acque, appena increspate
da una lieve brezza, si distinguevano, nitidi, i paesi della costiera e le torri
saracene, anche se non conservate al meglio, anzi qualcuna orribilmente
impacchettata da anni in tubolari di ferro, avevano ancora un non so che di
antico e mistico, mentre la natura cavava, dal suo guardaroba, vesti di verde
brillante con applicazioni di oro, delle macchie gialle delle ginestre.
Tutto era pace e tranquillità, era arrivata l'estate e noi... eravamo là.
Michele Palumbo
('On Miche')