28 ottobre 2011

    Ricordo che, da ragazzino, a mezzo degli atlanti e delle carte geografiche, compivo viaggi immaginari e impossibili:
il mio mondo interiore era, allora, un susseguirsi di viaggi fatti con la mente. Ricordo di quelle isole buttate là, nel Mediterraneo, al largo della
Spagna e, col dito, seguivo una rotta immaginaria, che mi ci conducesse.
Quella fantasia è diventata una realtà, sono andato via mare, col "Pipaluk", fino a Formentera; è il viaggio più lungo fatto via mare nella mia vita, circa 750 mg in 4 giorni.
Domenica 16 ottobre, Sorrento, luogo della partenza, appariva vivace, colorata, si respirava la solita aria da week end, soliti affollamenti di auto, gran via vai di nullafacenti per Corso Italia, imbambolati dai colori e dai prezzi esposti nelle vetrine. Anche se l'orologio segnava mezzogiorno e le campane si sforzavano d'annunciarlo col loro suono lento e solenne, altri suoni coprivano il fascino antico di quelle note.
Poi, gli amici di sempre, quelli cari e affezionati, hanno salutato Francesco e il suo "Pipaluk", con baci, abbracci, brindisi e qualche lacrima di chi lo ama tanto.
Alle 15 abbiamo lasciato l'ormeggio e la navigazione è stata felice e sempre in discesa, con vento sui 25/35 nodi sempre quasi da poppa, direzione E/NE e onda formata. Abbiamo navigato in assoluta sicurezza, col solo genoa tangonato, e le velocità esaltanti, la media era sui 13/14 nodi, con planate fino a 17 nodi. Alle 4 del mattino del 17 il vento ci ha mollato, ed è iniziata la navigazione a motore, ma è stata movimentata alle 7 del mattino, dalla cattura di una prima alalonga, sui 7 kg. All'una di notte del 18 eravamo a Villasimius per una breve sosta, per rifornirci di nafta e qualcos'altro.
Alle 10 del 18 abbiamo ripreso la navigazione, sempre a motore, per la latitanza del vento, e così per tutto il giorno e la notte. All'alba del 19,
abbiamo di nuovo calato la lenza e nuova cattura di un'altra alalonga sui 15 kg, il vento è debole, sempre in poppa da E/NE, verso le 23 di sera il vento incomincia a rinforzare, l'orizzonte verso Palma di Maiorca è illuminato in continuazione dai lampi. Il vento e il mare sono in continua crescita, alle 6 del mattino del 20, un groppo si abbatte su di noi, l'anemometro ha segnato fino a 65 nodi di vento, la trinchetta, benchè rollata, si è aperta in testa d'albero, e diviene una sorta di spy che oscilla da destra a sinistra, la barca è incontrollabile, ci corichiamo quasi sull'acqua. Filata la drizza e ricuparato il tutto, si ritorna alla normalità. Il vento si ristabilizza da E/NE sui 20/25 nodi ed alle 13 del 20 siamo ad Ibiza.
E' stato un viaggio tra onde, vento, mai di prua, nubi, albe, tramonti, niente delfini in vista, ma soltanto due uccellini ci hanno tenuto compagnia, posandosi sulle draglie o sulle scotte.
Le persone che vi hanno partecipato non erano persone inquiete, insoddisfatte, in fuga dalla realtà, ma amanti del fascino e dello spettacolo che la natura sa offrire, sia nei momenti di calma, che in quelli tempestosi.
Non hanno vissuto esperienze nuove, hanno rivissuto sensazioni antiche da tutti provate, sensazioni che stampano sul volto quel sorriso, frutto del senso di pace che la natura sa offrire.
E frequente era l'espressione semplice, ma che tutto dice, "che bello". Espressione che si può usare per ogni situazione, riferendosi a sensazioni, persone, a cose e luoghi. Perchè significa tante cose nello stesso tempo, è gioia, piacere, una felicità immediata a cui ci si abbandona senza remore, è la dimensione naturale dell'uomo contento e semplice. Sembra poco, ma è tanto, anche di questo è fatto
un viaggio.
In quei giorni di navigazione, si impara a riconoscere l'umanità che è negli altri, attraversa l'esperienza di veder riconosciuta la propria umanità. E' stato un bel viaggio con persone gradevoli.Il mio viaggio è finito a Formentera, altri mi hanno sostituito e proseguiranno.
Ma questa è un'altra storia: ve la racconteranno gli altri.

                                             'On Michè.

Il 7 settembre è iniziata, con la formazione degli equipaggi, l'avventura di Pipaluk di Francesco Massaro, da Piano di Sorrento fino ai Caraibi e ritorno,
con la partecipazione all'ARC. Partenza il 20 di novembre dalle Canarie.
Molti i presenti, giovani, meno giovani, belle donne e pensionati (ca' capa fresca), tutti appassionati ed amanti del mare, tutte persone semplici, serene
e sorridenti. Tanti altri non riescono a raggiungere il vertice supremo della limpidità e del sorriso, che non sono ingenuità o dabbenaggine.
Navigheranno alcuni per il solo Mediterraneo, altri per l'Atlantico.
Anche se l'imbarcazione è un 54 piedi, rapportata agli spazi vasti del mare, si troveranno in un guscio di noce, ma si sentiranno re in uno spazio infinito.
Chi ha scelto di navigare solo in Mediterraneo, era in preda ai dubbi ed alle paure che l'Oceano può ingenerare nell'organismo, raccate e secchiate d'acqua.
Altri che invece si trovano in una fase monastica e punitiva hanno scelto l'Atlantico.
Altri, i gaudenti, regateranno solo ai Caraibi.
Francesco Massaro, che non vuole perdere la sua creatura, "Pipaluk", masochisticamente, sarà presente dall'inizio alla fine dell'avventura.
La data fissata per la partenza è il 15 di ottobre. Non è il periodo più bello dell'anno, le giornate iniziano ad essere brevi e fredde. La rotta sarà verso Villasimius e poi Formentera, ci si augura di non trovare venti ostili.
Saranno circa 600 miglia, tranne la parte sud della Sardegna, con le sue splendide coste e qualche raro paesino. Si incontrerà solo qualche peschereccio e qualche nave. Ci accompagneranno dei delfini, qualche alalonga o qualche lampuga pescata a traino. Isolamento completo: sarà un primo assaggio della solitudine dell'Atlantico.
Una volta arrivati a Formentera, si ritorna alla civiltà gaudente.
A questa prima tappa, partecipano: Francesco Massaro, Isabelle, Rita, Dario, Giuseppe, Maurizio e 'On Miche'.
                                                 'On Miche'